Sončno nabrežje 8/Riva del Sole 8
6310 Izola/Isola
A 19 anni ha concluso gli studi all'Istituto nautico ed elettronica di Portorose, e quattro anni più tardi si è iscritto alla SEAD, la Salzburg Experimental Academy of Dance. Per la danza ha sempre nutrito una passione speciale, quasi innata, come se gli fosse stata messa nella culla. Era attratto anche dalle cariche elettriche, ma è stata la forza magnetica della danza quella cui non ha potuto resistere?
"È vero. Tra i parenti siamo in parecchi a coltivare la passione per la musica, il canto, la danza, il teatro e anche la filosofia. Entrambi i miei genitori amano molto ballare: mia madre predilige i balli sociali e il folclore, mentre mio padre, a quanto pare, è più libero (ride, ndr)."
Come si trova in una terra innevata, lei che un tempo era un appassionato amante del mare e del sole? Ha imparato ad amare l’aria pungente di montagna? E che dire dell’ambiente germanofono e delle abitudini locali?
"Le montagne e la neve sono fantastiche, l’aria è pulita e fresca, ma ogni anno avverto una certa inquietudine a causa dei lunghi inverni e del freddo. Quando arriva il mese di ottobre, rimpiango il clima caldo, ha ha. Salisburgo, però, è forse più noto per le piogge ‘eccessive’ che per la neve, e forse proprio un clima del genere ha contribuito alla mia necessità di meditazione, alla quale mi dedico già da qualche tempo.
Gli studi in Austria e nei Paesi Bassi li ho svolti in lingua inglese, il che ha influenzato anche il mio modo di esprimermi. Il tedesco è l’unica delle cinque lingue che conosco, che non ho imparato in modo formale. Salisburgo e Vienna, dove vivo e lavoro da più tempo, sono abbastanza internazionali da permettermi di parlare più lingue nello stesso giorno. L’Austria ha dialetti molto marcati, che anche i tedeschi fanno fatica a capire. Quello salisburghese è piuttosto specifico e mi ci sono voluti diversi anni per padroneggiarlo, anche perché mi muovo soprattutto in ambienti in cui vivono e lavorano stranieri. Anche negli incontri con operatori culturali austriaci, però, la conversazione spesso prosegue in inglese."
Le capita mai di sentire nostalgia di casa? Che cosa le manca di più e pensa forse a un ritorno?
"Isola è il luogo in cui sono cresciuto e nel quale torno sempre volentieri. Nell’animo sono un romantico e un nostalgico e probabilmente proprio per questo sento un legame speciale con Isola. Il mare per me rappresenta la libertà. L’aria di mare mi dà la sensazione di essere come scollegato dalla corrente elettrica. Le immagini di Isola e dei suoi dintorni, i ricordi dell’infanzia e della giovinezza, mi tornano spesso alla mente quando creo. Fanno parte della mia immaginazione e della mia creatività, e tutto questo, il desiderio del mare, la contemplazione, la voglia di gioco, affiora sul palcoscenico. Sento che un giorno tornerò e resterò più a lungo."
Con la danza ha iniziato a dedicarsi seriamente presso l'AAC Erato. Molti la conoscevano come «il giovane ragazzo di Livade che balla il balletto». Tre decenni fa era più l’eccezione che la regola, anche a livello sloveno.
"È vero, non eravamo molti ragazzi a occuparci di danza contemporanea. Ora siamo di più, ma le donne restano comunque più numerose, quindi sono ancora più l’eccezione che la regola, ha ha. Ho iniziato a dedicarmi seriamente alla danza contemporanea già prima della AAC Erato, presso lo studio di danza LAI, sotto la guida di Lilijana Šantič Ujčič, e a motivarmi è stata Vesna Pinter Stojnić. Ricordo le sue parole all’Ambasciata Gavioli, mentre preparava con noi una coreografia per un evento: ‘Cosa fai qui? Tu dovresti ballare da noi!’. Avevo 19 anni e con un’amica siamo andati a vedere lo spettacolo dello studio di danza LAI nella Casa di cultura, poiché avevamo vinto due biglietti in premio a un quiz di Radio Morje. All’inizio pensavo che questa danza fosse un po’ strana, ma allo stesso tempo mi ha attirato e affascinato incredibilmente. Una settimana dopo ho partecipato al primo allenamento allo studio LAI e così è iniziata la mia carriera nella danza.
In seguito, insieme a Vesna e a Patricija Sosič Kobal, abbiamo creato lo spettacolo Za zidovi basandoci sulle poesie di Patricija. Abbiamo fondato l'AAC Erato e il Campus di danza. Nel 2001, su invito di Siniša Bukinac e Katja Pegan, sono entrato a far parte del gruppo di danza del Teatro di Capodistria, e due anni dopo ho sostenuto l’audizione per la SEAD. Sono stato ammesso e la mia vita è cambiata completamente."
Sarebbe stato più facile per lei se avesse praticato canottaggio, vela o giocato a calcio o a pallamano, ovvero se fosse nato più tardi? Delle difficoltà di un giovane ballerino parla il film inglese Billy Elliot (2000): un ragazzino di 11 anni proveniente da un ambiente minerario scopre la sua passione per il balletto, nonostante l’opposizione del padre e della società.
"Probabilmente sarebbe stato più facile. Alle superiori ho praticato canottaggio per due anni, ma ho dovuto smettere a causa della scoliosi e dei dolori alla schiena. Nella danza, invece, mi sono trovato meglio. Ho iniziato con il folklore alla SE Vojka Šmuc di Isola già in prima elementare, su suggerimento dell'insegnante di classe. Ero, infatti, un bambino molto vivace e facevo fatica a stare fermo e seguire le lezioni. Nonostante la scoliosi mi abbia ostacolato anche nella danza, questa è più gentile con il corpo. La danza contemporanea, infatti, crea molto spazio per corpi diversi e per l’unicità. Nell’arte contemporanea i confini si spostano spesso, c’è libertà di espressione e si accetta la diversità delle capacità motorie. La visione tradizionale della virtuosità e della meritocrazia dell’attenzione è spesso ribaltata. Esistono compagnie professionali che nelle loro creazioni includono persone con bisogni speciali. Conosco artisti con mobilità ridotta, in sedia a rotelle, ma che comunque danzano.
La storia di Billy Elliot può essere sintetizzata con la domanda: cosa significa essere maschio in un contesto di precarietà, dove gli uomini devono dimostrare il proprio valore sulla base di un'identità culturale unidimensionale. Tutti e quattro i protagonisti devono accettare qualcosa cui la società patriarcale si oppone; la loro identità è sfidata anche da questioni di sopravvivenza. Billy deve scegliere tra il pugilato e il balletto. Suo padre deve decidere se accettare questa passione o riconoscere davvero il talento del figlio. Anche il fratello deve prendere una decisione, pur aspettandosi che il minore scelga la professione di minatore, come lui. L'amico di Billy corre il rischio di dover scegliere se essere un ragazzo o vestirsi da ragazza... Forse il personaggio più interessante per me è il padre, un semplice minatore, vedovo e padre single, che, in un periodo di crisi economica, decide di sacrificare il proprio orgoglio maschile in favore della carriera di ballerino del figlio. In lui riconosco gli interrogativi che tutti noi ci poniamo a causa delle diverse pressioni che subiamo in un periodo di precarietà. Anche se la storia si svolge negli anni ’80, il tema resta attuale. Anch’io sono cresciuto con una madre single e le sono molto grato per il suo sostegno. Non è sempre stato facile avere un artista in famiglia ma grazie alla mia passione non ho avuto difficoltà.”
All’estero, l’approccio alla danza è forse diverso?
"La danza può essere attività ricreativa, sport, cultura, rituale, protesta, terapia, arte, scienza o persino un’esperienza intellettuale. Sul suo sviluppo influisce il ruolo che la società le attribuisce. A Isola il ruolo della danza come forma d’arte non aveva una grande importanza, perciò al di fuori del contesto amatoriale non ha potuto svilupparsi pienamente. Così è in molte altre città del mondo. A Isola, però su iniziativa degli operatori culturali, di artisti e del FPAC (Fondo pubblico della RS per le attività culturali), da qualche tempo si svolgono progetti volti a migliorare la percezione della danza contemporanea. In occasione della celebrazione della Giornata della Cultura, su iniziativa di Ingrid Gregorič dell'istituto di danza ‘Move in Dance’, si sono esibite insieme per la prima volta tutte le associazioni di danza di Isola. All’estero e in alcune zone della Slovenia, eventi simili sono sostenuti meglio, anche finanziariamente, grazie a istituti, associazioni per lo sviluppo della danza e altre organizzazioni non governative."
Il master in coreografia, cosa comporta questo titolo nella sua vita quotidiana e come trascorre le giornate? È possibile conseguire anche un dottorato di ricerca in coreografia?
"Ho completato il biennio di studi post laurea in coreografia nei Paesi Bassi nel 2012 e da allora posso insegnare nelle università. Il titolo di master è spesso un requisito, ma è possibile occuparsi di coreografia e scienze della danza anche a livello di dottorato di ricerca.
Come trascorro le giornate? Di solito mi sveglio senza sveglia e per me è il modo migliore per iniziare la giornata con la meditazione e così ascoltare il mio corpo. Dopodiché eseguo esercizi di movimento e scrivo, dopo mangio, bevo un caffè, faccio la doccia e mi metto al lavoro. Che cosa faccio dipende dal progetto. Posso avere un'esibizione la sera o trascorrere la giornata in studio o a teatro. Se devo approfondire un tema, leggo molto e prendo appunti. Per un artista è importante anche a volte non fare nulla di particolare: fare giardinaggio, fare una passeggiata, piegare i vestiti, stirare, sistemare qualcosa in casa (risata, ndr). Oppure visitare un museo, leggere un libro, guardare un film legato al lavoro e non occuparsi dei social media."
Con chi collabora più spesso? La assumono anche dalla Slovenia?
"Ho lavorato soprattutto con Editta Braun di Salisburgo e con il coreografo Georg Blaschke di Vienna. Negli ultimi sette anni collaboro con András Meszerics e insieme sviluppiamo progetti di danza e partecipativi che coinvolgono il pubblico. Dal 2009 recito nello spettacolo teatrale Hannibal, diretto da Hubert Lepka e coprodotto dalla Red Bull. Interpreto il ruolo principale; lo spettacolo si svolge sulla pista da sci sul ghiacciaio tirolese Rettenbach e viene replicato ogni due anni, ad aprile.
Come docente, sono stato sette anni impiegato all’Università Mozarteum di Salisburgo e ho insegnato nel dipartimento di pedagogia musicale e danza presso l'Istituto Carl-Orff. Per due anni sono stato docente ospite all’Università di Falmouth nel Regno Unito. In Slovenia ho lavorato come docente all’Accademia di danza di Lubiana sotto la guida del compianto Tomaž Ambrož. Spesso rispondo agli inviti di Nika Pegan del FPAC e di altri creativi e operatori culturali isolani. Stiamo lavorando affinché quest’estate possiamo nuovamente creare insieme."
Guardando al passato, farebbe qualcosa di diverso? E che consigli darebbe a chi vuole seguire le sue orme?
"Nonostante alti e bassi, sono consapevole che tutto è come deve essere. Le esperienze negative e le crisi fanno parte di ogni professione, anche della mia. Essere un artista spesso significa conoscersi fino in fondo, al punto da trovarsi a volte di fronte alla difficoltà di confrontarsi con se stessi. Quando superi una crisi, sei più forte e, allo stesso tempo, più sereno. Non lotti più con te stesso.
La soluzione spesso arriva attraverso ciò che prima ti metteva maggiormente alla prova. Non ci sono scorciatoie. Noi danzatori siamo esseri sensibili che percepiscono le proprie emozioni in modo più intenso quando si impegnano a fondo nella danza. L’essenza della danza è che il peso non lo portiamo da soli, ma lo trasferiamo da una parte all’altra, avanti e indietro, su e giù. Possiamo anche posarlo e riprenderlo dopo un po'. Questo è essenzialmente il lavoro di un danzatore. E in questo risiede la libertà."
Il ballo e l'elettrotecnica hanno molto in comune
Tomaž Simatović è convinto che le connessioni astratte ovvero simboliche tra danza, arte, coreografia ed elettrotecnica siano significative. "Per esempio, ogni circuito elettronico, per funzionare, ha bisogno di resistori e altri componenti che bilancino tensione e corrente, altrimenti il dispositivo non funziona correttamente. Allo stesso modo, danza e società hanno bisogno di sistemi e resistenze. Il coreografo è colui che equilibra e crea strutture di movimento, affinché la danza o il movimento scorrano in equilibrio," rivela il suo punto di vista.
"Le immagini di Isola e dei suoi dintorni, i ricordi dell’infanzia e della giovinezza, mi tornano spesso alla mente quando creo. Fanno parte della mia immaginazione e della mia creatività, e tutto questo, il desiderio del mare, la contemplazione, la voglia di gioco, affiora sul palcoscenico."
"Anch’io sono cresciuto con una madre single e le sono molto grato per il suo sostegno. Non è sempre stato facile avere un artista in famiglia ma grazie alla mia passione non ho avuto difficoltà."
"Noi danzatori siamo esseri sensibili che percepiscono le proprie emozioni in modo più intenso quando si impegnano a fondo nella danza. L’essenza della danza è che il peso non lo portiamo da soli, ma lo trasferiamo da una parte all’altra, avanti e indietro, su e giù. Possiamo anche posarlo e riprenderlo dopo un po'. Questo è essenzialmente il lavoro di un danzatore. E in questo risiede la libertà."